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La notazione musicale tra pratica artistica e neuroscienze cognitive

29 nov

18:00 PM

Scuola Universitaria Superiore IUSS
Palazzo del Broletto
Piazza della Vittoria 15, Pavia

 

 

Interviene
Guido Andreolli

Psicologo e dottore di ricerca in Filosofia e Scienze cognitive

Modera
Alfredo Tomasetta
Ricercatore di Filosofia - Scuola IUSS di Pavia


Il ritrovamento, l’estate scorsa, di un manoscritto musicale risalente al XII secolo presso la Biblioteca Universitaria di Pavia è lo spunto per una riflessione di taglio interdisciplinare sulla notazione musicale, vera e propria tecnologia cognitiva di cui ci parlerà Guido Andreolli, psicologo, PhD in Filosofia e Scienze cognitive nonché organista e clavicembalista che, per l’occasione, si esibirà in alcune brevi esecuzioni al clavicordo, antico strumento a tastiera apprezzatoato da compositori che hanno fatto la storia della musica, da Johann Sebastian Bach fino a Keith Jarrett.

«Il rilievo dato al ritrovamento dell’antico documento non risulta pienamente comprensibile se non si tiene conto dell’importanza, della complessità e delle problematiche inerenti alla notazione musicale, vera e propria tecnologia cognitiva di cui nella nostra società solo una minoranza di persone, i musicisti, è in grado di fare uso, peraltro in misura estremamente variabile con il grado di abilità», ci spiega Guido Andreolli, psicologo che ha conseguito il titolo di dottore di ricerca (PhD) in Filosofia e Scienze cognitive nel 2016 presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e lo IUSS di Pavia, discutendo una tesi sullo studio in chiave filosofica e neuroscientifica dell’esperienza e dell’apprendimento musicali.
«Al di là degli aspetti strettamente tecnici, la notazione musicale pone problemi generali di natura filosofica e scientifica oltre che artistica, suscitando interesse anche in chi musicista non è». Come e in che misura la notazione riflette la nostra percezione della musica? Quanto sappiamo, a livello neurocognitivo, della sua acquisizione, utilizzo e, eventualmente, della sua perdita? Sono alcune delle domande cui proverà a dare una risposta Andreolli durante la conferenza di giovedì 29 novembre a Palazzo Broletto.

Un’occasione per parlare di musica ma anche per ascoltare musica. Al fine di esemplificare al pubblico alcuni tipi di notazione, durante l’incontro nella splendida Sala del Camino Andreolli, che è anche musicista, solista e accompagnatore all’organo e al clavicembalo, si esibirà in alcune brevi esecuzioni musicali al clavicordo, uno strumento che forse non tutti conoscono ma che può essere considerato il più lontano antenato del pianoforte. Strumento a tastiera a corde percosse, introdotto presumibilmente nel XIV secolo e che ebbe massima diffusione in Europa tra il XVII e XVIII secolo, il clavicordo si distingue tuttavia dal moderno pianoforte innanzitutto per le piccole dimensioni, l’essenzialità della meccanica e l’estrema delicatezza del suono, caratteristiche legate anche al suo uso come strumento di pratica personale da parte di organisti e clavicembalisti.

Questo insieme di caratteristiche conferisce al clavicordo un timbro inconfondibile e suggestivo, una sonorità delicata e sensibile per i quali è stato utilizzato ed apprezzato da compositori e musicisti che hanno scritto la storia della musica, da Johann Sebastian Bach fino a Keith Jarrett.  
 
«La riflessione sulla notazione musicale pone quesiti interessanti anche per quanto riguarda le differenze e le somiglianze che intercorrono tra lettura e comprensione della scrittura musicale e di quella linguistica», continua Andreolli, «così come porta a interrogarci sulle ragioni pratiche e artistiche della sua voluta seppur problematica schematicità, e della relazione tra notazione, esecuzione e opera d’arte, che in ambito musicale è molto meno trasparente che nelle altre arti».

GUIDO ANDREOLLI è psicologo e dottore di ricerca (PhD) in Filosofia e Scienze Cognitive, titolo conseguito nel 2016 presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e lo IUSS di Pavia con una tesi dedicata allo studio in chiave filosofica e neuroscientifica dell’esperienza e dell’apprendimento musicali. Ha portato avanti parallelamente studi musicali e scientifici: dopo la laurea in Scienze biologiche presso l’Università degli studi di Pavia, e i diplomi di Organo e Composizione organistica e Clavicembalo presso i Conservatori di Parma e Pavia rispettivamente,  ha conseguito la laurea magistrale in Neuroscienze cognitive presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, iniziando in questa sede a occuparsi di neuroscienze cognitive della musica, campo nel quale ha tenuto lezioni e conferenze ed è stato coautore di pubblicazioni apparse su riviste nazionali e internazionali. Come musicista si è dedicato all’approfondimento del repertorio e della prassi esecutiva dei sec. XVI-XVIII sulle tastiere storiche, ed è attivo come solista e accompagnatore all’organo e al clavicembalo.

IL CLAVICORDO è uno strumento a tastiera a corde percosse, introdotto presumibilmente nel XIV secolo e che ebbe massima diffusione in Europa tra il XVI e il XVIII secolo, per poi essere quasi del tutto soppiantato da altri strumenti a tastiera, come il clavicembalo e il fortepiano.
Può essere considerato il più remoto antenato del pianoforte, con il quale condivide la modalità di formazione del suono per percussione.
A differenza del pianoforte, tuttavia, la percussione delle corde è effettuata tramite una piccola struttura metallica, detta tangente, fissata all’estremità interna del tasto, e che rimane a contatto con la corda vibrante fintanto che il tasto non viene rilasciato.
Questo consente di ottenere, oltre alle diverse gradazioni dinamiche, anche un peculiare effetto di vibrato (analogamente a violino e chitarra acustica, per esempio) detto in tedesco Bebung, ottenuto facendo variare rapidamente la pressione del dito sul tasto.
Oltre che per il meccanismo di produzione del suono, il clavicordo si distingue dal moderno pianoforte per le ridotte dimensioni, la forma rettangolare, e per il fatto che monta corde molto più sottili e a bassa tensione. Questo insieme di caratteristiche costruttive conferisce al clavicordo un timbro inconfondibile e suggestivo, una sonorità delicata e sensibile, che ne ha fatto lo strumento favorito per la pratica personale da organisti e clavicembalisti dal Cinquecento al Settecento, tra cui Johann Sebastian Bach e il di lui figlio Carl Philipp Emmanuel Bach, e che ne ha incoraggiato il recupero da parte di musicisti del XX e XXI secolo, anche al di fuori del movimento di riscoperta della musica antica. Ricordiamo, tra gli altri, il compositore Henry Howells (1892-1983), autore della raccolta Lambert’s Clavichord (1928), e i pianisti Friederich Gulda (1930-2000), Keith Jarrett (1945-vivente) e Cesare Picco (1969-vivente). 

La conferenza di giovedì 29 novembre è il secondo del nuovo ciclo di incontri proposti alla cittadinanza dalla Scuola IUSS Pavia cui seguiranno altre due date da non perdere: venerdì 7 novembre Alfredo Tomasetta ci parlerà di “Giardini di saggezza in Cina e Giappone”, mentre lunedì 10 dicembre l’appuntamento è con “Collisioni cosmiche. L’alba di un’epoca d’oro per l’astronomia”, con Paolo D’Avanzo, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) - Osservatorio Astronomico di Brera e Andrea Tiengo, professore associato di Astronomia e Astrofisica della Scuola IUSS, che ci parleranno del fenomenale scontro di due stelle di neutroni avvenuto il 17 agosto 2017, data che ha segnato un nuovo inizio per l’astrofisica.

«La nostra scuola è in primo luogo un centro di ricerca e di alta formazione, ma ha anche un obiettivo non meno importante: rendere accessibile il sapere più avanzato anzitutto alla città che la ospita», spiega Alfredo Tomasetta, che alla Scuola IUSS svolge attività di ricerca in Filosofia e Teoria dei Linguaggi. «La nostra idea è quella di offrire a un pubblico di non specialisti stimoli culturali di largo respiro, occasioni di discussione e incontro e, perché no, anche di intelligente divertimento».