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Umorismo virale ai tempi del coronavirus

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Un progetto di ricerca avviato da un gruppo di ricerca che afferisce alla Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia e che include il Dott. Luca Bischetti, il Dott. Paolo Canal, e la Prof.ssa Valentina Bambini.

“Una risata salverà il mondo”, dice una popolare detto. L’umorismo, in effetti, può essere di grande aiuto nelle situazioni di stress. Varie ricerche hanno dimostrato che le persone capaci di trovare qualcosa di buffo in una situazione difficile riescono a vedere i problemi sotto prospettive diverse e sono facilitate nella ricerca di soluzioni. Insomma, ridere fa bene, specialmente nelle situazioni di tensione. Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui l’umorismo fiorisce anche dopo eventi terribili. Dopo l’11 settembre 2001, esempi di umorismo della catastrofe hanno cominciato molto presto a diffondersi attraverso email, gruppi e siti web.
Qualcosa di simile sta accadendo in questi giorni di emergenza legata alla diffusione del COVID-19: i social media sono popolati di barzellette, meme, video umoristici sul tema. Si va dalle elaborazioni comiche degli effetti della quarantena (l’aumento di peso) alle personificazioni del virus, alle declinazioni in chiave coronavirus di stereotipi di genere (come il litigio moglie marito). Siamo però sicuri che tutti ridano allo stesso modo di fronte a queste battute? Se alcuni le trovano molto divertenti, altri le giudicano di cattivo gusto e provano un senso di ‘disturbo’ di fronte ad esse. Quali sono i fattori che determinano queste differenze? Dipende dal tipo di battuta? O dipende dall’individuo? Uomini e donne rispondono alla stessa maniera? Quanto conta l’età? E che effetto ci faranno queste battute quando l’emergenza sarà superata?
Questo è il tema del progetto “Umorismo virale” avviato da un gruppo di ricerca che afferisce alla Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia e che include il Dott. Luca Bischetti, il Dott. Paolo Canal, e la Prof.ssa Valentina Bambini. Il progetto mira a individuare i meccanismi linguistici, personologici e sociali della percezione dell’umorismo sul coronavirus coinvolgendo un gran numero di partecipanti dalle diverse regioni italiane. Da anni allo IUSS vengono condotte ricerche sulla comprensione dell’umorismo, all’intersezione tra linguistica, psicologia e neuroscienze cognitive. Le ricerche già svolte hanno contribuito, tra l’altro, a descrivere come il nostro cervello ‘riconosce’ una barzelletta, e le difficoltà di soggetti con patologie a comprendere le battute. Il nuovo progetto consentirà di capire più a fondo il funzionamento dell'umorismo come meccanismo per affrontare le situazioni di crisi. Inoltre, i risultati saranno utili per meglio definire le strategie comunicative nelle situazioni di emergenza, adattandole alla varietà di risposte degli individui.

I ricercatori invitano la popolazione a partecipare allo studio, collegandosi al link https://scuolaiuss2019.limequery.com/635545 o cercando l’hashtag #umorismovirale. Lo studio è molto semplice: si tratta di un questionario online e interamente anonimo, dove verrà richiesto di rispondere ad alcune domande e di giudicare alcune battute e vignette. Ci saranno due premi: 50 buoni Amazon da 10 euro e, forse, qualche sorriso per alleviare il momento di tensione che stiamo vivendo.

 

Video-intervista di TelePavia alla prof.ssa Valentina Bambini