ALVIGINI LAURA
Alvigini Laura
Ruolo:
Dottorando/a
Struttura di afferenza: CLASSE SUV

Biografia

Ho conseguito nel 2017 la Laurea Triennale in Scienze chimiche presso l’Università degli studi di Pavia, con tesi dal titolo: ‘’Terapia antitumorale, imaging e applicazioni teranostiche di nanoparticelle d’oro’’. Le nanoparticelle d’oro sono state ampiamente utilizzate come vettori di consegna mirata di farmaci, come sensori e agenti di contrasto delle cellule tumorali grazie alla loro stabilità, alla capacità di legame a svariate tipologie di biomolecole e di assorbimento plasmonico della superfice, alle proprietà ottiche e alla bassa tossicità. Nel 2019 ho conseguito la Laurea Magistrale all’ Università di Pavia in Chimica con tesi in inglese dal titolo: ‘’Studies on impurities on CERN LHC particle detectors’’. Il progetto di tesi è stato svolto presso il CERN di Ginevra dove mi sono occupata delle analisi chimiche di miscele gassose utilizzate all’interno dei rivelatori di particelle. Lo scopo delle analisi è stato di monitorare, la composizione chimica delle miscele e di determinare e identificare impurezze presenti che vanno a influenzare profondamente l’efficienza e le performance dei rivelatori.

Il progetto di ricerca si inserisce all’interno di un progetto Europeo Horizon 2020 denominato ‘’SmartBox’’  il quale è incentrato sulla caratterizzazione biochimica e strutturale di enzimi impiegabili a livello industriale. In particolare, la caratterizzazione riguarda enzimi che catalizzano la produzione di prodotti economicamente rilevanti come vanillina e bioplastiche a partire dalla lignocellulosa. Attraverso una biocatalisi ossidativa è possibile:

  • Convertire l’idrossimetilfurfurale (HMF) a 2,5-diformilfurano (DFF) o acido 2,5-difurancarbossilico (FDCA) , due molecole necessarie per la produzione di bioplastiche, con l’utilizzo di un solo enzima mutante (HMFO, idrossimetilfurfurale ossidasi).
  • Convertire con alta resa un monomero ‘’softwood’’ della lignina in siringaresinolo (VAO-Perossidasi), building block dei policarbonati, e un differente monomero ‘’hardwood’’ della lignina in vanillina (VAO e IEMO).
  • La purificazione degli enzimi e la loro caratterizzazione biochimica e strutturale permette di renderli utilizzabili su larga scala industriale in modo da ottenere una produzione a minor impatto ambientale (la sola applicazione dell’enzima per la produzione di vanillina permetterà di ridurre le emissioni di CO2 di 250 milioni di metri cubi all’anno).